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TACCUINO CULTURALE

Cod. Recensione: F-08

Settore: Film

Titolo: Quei bravi ragazzi

Autore: M. Scorzese

Genere: Drammatico

Anno: 1990

 

Commento:

Un’auto corre nella notte. Al volante c’è Henry Hill (Ray Liotta), che guida assonnato; al suo fianco Jimmy (De Niro) sonnecchia sul sedile abbassato; dietro sta Tommy (Joe Pesci), pure lui mezzo addormentato. Si ode un rumore sospetto, che continua a ripetersi. I tre rimangono sorpresi, ed accostano in una radura nascosta. I rumori arrivano dal porta-bagagli: Liotta apre circospetto e... dentro c’è il corpo ancora vivo della vittima. Uno di loro mormora infastidito: “Che figlio di puttana, ancora non è morto...”.

Allora Tommy gli pianta tre o quattro coltellate al cuore, e Jimmy lo finisce a revolverate nello stomaco. Henry richiude il portabagagli: parte sparato uno zoom dal basso verso l’alto, ad inquadrarlo in primo piano; poi un fermo immagine su Henry che guarda in lontananza. Sua la voce fuoricampo: “Da che mi ricordo, Ho sempre voluto fare il Gangster”.

Stacco verso il nero, poi sfreccia il titolo del film. Così comincia Quei Bravi Ragazzi. Parte in maniera quasi sfrontata. Sembra quasi di essere tornati a Mean Streets, al suo stile volutamente diretto, quasi “approssimativo”. Niente di più fuorviante.

Dopo infatti ci sono una sequenza di inquadrature rigorose, taglienti, dallo zoom lento verso l’auto che nasconde il corpo a quello fulmineo ad inquadrare Henry. Poi il fermo-immagine alla fine dello zoom, che arriva come una sentenza definitiva. Cinema accaldato. Cinema fatto di ritmo, di montaggio. E ci chiediamo subito: Scorsese sarebbe stato lo stesso senza quell’autentico genio di Thelma Schoonmaker? In fondo non ci interessa. Questa scena non solo apre un capolavoro, ma si presenta come vero e proprio manifesto estetico di Scorsese, che da Quei Bravi Ragazzi in poi

partirà all’assalto dell’inquadratura, dell’immagine, del cinema in tutta l’estensione del suo significato.

 

Trama:

Henry Hill racconta la sua storia di gangster da quando, ragazzetto, guardava i boss del quartiere. Incomincia così a frequentare l'ambiente dove James, Tommy e Paul lo introducono al crimine. Henry nel frattempo si è sposato con una ragazza ebrea, che ignora la sua vera professione, ma che a poco a poco verrà irretita nei traffici del marito. Caduto in disgrazia e temendo di essere eliminato, Henry decide di "cantare" con l'FBI. Scorsese, con questo film, riaffronta l'ambiente mafioso italo-americano già descritto in Mean Streets. Costruito sul tempo sincopato delle canzoni della colonna sonora che si susseguono a raffica, il film scarta, deformandoli, i luoghi comuni del genere, mescolando paranoia e violenza per restituirci un quadro, paradossalmente, più vero del reale. Tour de force per l'occhio e la mente dello spettatore, Goodfellas mette in scena un'abilità tecnica e un'intelligenza di regia magistrali. Premio per la regia al Festival di Cannes.

 

 

 

Titolo originale: Goodfellas

Paese: Usa

Anno: 1990

Durata: 145'

Colore: colore

Audio: sonoro

Genere: drammatico/gangster

Regia: Martin Scorsese

Soggetto: Nicholas Pileggi (romanzo)

Sceneggiatura: Nicholas Pileggi, Martin Scorsese

 

Attori:

Robert De Niro: Jimmy Conway

Ray Liotta: Henry Hill

Joe Pesci: Tommy DeVito

Lorraine Bracco: Karen Hill

Paul Sorvino: Paul Cicero

Frank Sivero: Frankie Carbone

Tony Darrow: Sonny Bunz

Mike Starr: Frenchy

Frank Vincent: Billy Batts

Chuck Low: Morris "Morrie" Kessler

Frank DiLeo: Tuddy Cicero

Gina Mastrogiacomo: Janice Rossi

Charles Scorsese: Vinnie

Debi Mazar: Sandy

Margo Winkler: Belle Kessler

Welker White: Lois Byrd

Julie Garfield: Mickey Conway

Kevin Corrigan: Michael Hill

Michael Imperioli: Spider

 

Fotografia: Michael Ballhaus

Montaggio: James Y. Kwei, Thelma Schoonmaker

Effetti speciali: Connie Brink

Musiche: AA. VV.

Scenografia: Kristi Zea


Premi:

1 Oscar 1991 (su 6 nomination): "miglior attore non protagonista" (Joe Pesci)

Premio speciale per la regia - Leone d'Argento al Festival di Venezia 1990