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ANDREA COPPOLA WEBSITE >>> |
TACCUINO CULTURALE |
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Cod. Recensione: F-08 |
Settore: Film |
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Titolo: Quei bravi ragazzi |
Autore: M. Scorzese |
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Genere: Drammatico |
Anno: 1990 |
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Commento: Un’auto corre nella notte. Al volante
c’è Henry Hill (Ray Liotta), che guida assonnato; al suo fianco
Jimmy (De Niro) sonnecchia sul sedile abbassato; dietro sta Tommy (Joe
Pesci), pure lui mezzo addormentato. Si ode un rumore sospetto, che continua
a ripetersi. I tre rimangono sorpresi, ed accostano in una radura nascosta. I
rumori arrivano dal porta-bagagli: Liotta apre circospetto e... dentro
c’è il corpo ancora vivo della vittima. Uno di loro mormora
infastidito: “Che figlio di puttana, ancora non è
morto...”. Allora Tommy gli pianta tre o quattro coltellate al
cuore, e Jimmy lo finisce a revolverate nello stomaco. Henry richiude il
portabagagli: parte sparato uno zoom dal basso verso l’alto, ad
inquadrarlo in primo piano; poi un fermo immagine su Henry che guarda in
lontananza. Sua la voce fuoricampo: “Da che mi ricordo, Ho sempre
voluto fare il Gangster”. Stacco verso il nero, poi sfreccia il titolo del film.
Così comincia Quei Bravi Ragazzi. Parte in maniera quasi sfrontata.
Sembra quasi di essere tornati a Mean Streets, al suo stile volutamente
diretto, quasi “approssimativo”. Niente di più fuorviante. Dopo infatti ci sono una sequenza di inquadrature
rigorose, taglienti, dallo zoom lento verso l’auto che nasconde il
corpo a quello fulmineo ad inquadrare Henry. Poi il fermo-immagine alla fine
dello zoom, che arriva come una sentenza definitiva. Cinema accaldato. Cinema
fatto di ritmo, di montaggio. E ci chiediamo subito: Scorsese sarebbe stato
lo stesso senza quell’autentico genio di Thelma Schoonmaker? In fondo
non ci interessa. Questa scena non solo apre un capolavoro, ma si presenta
come vero e proprio manifesto estetico di Scorsese, che da Quei Bravi Ragazzi
in poi partirà all’assalto dell’inquadratura,
dell’immagine, del cinema in tutta l’estensione del suo
significato. Trama: Henry Hill racconta la sua storia di gangster da quando, ragazzetto,
guardava i boss del quartiere. Incomincia così a frequentare
l'ambiente dove James, Tommy e Paul lo introducono al crimine. Henry nel
frattempo si è sposato con una ragazza ebrea, che ignora la sua vera
professione, ma che a poco a poco verrà irretita nei traffici del
marito. Caduto in disgrazia e temendo di essere eliminato, Henry decide di
"cantare" con l'FBI. Scorsese, con questo film, riaffronta
l'ambiente mafioso italo-americano già descritto in Mean Streets.
Costruito sul tempo sincopato delle canzoni della colonna sonora che si
susseguono a raffica, il film scarta, deformandoli, i luoghi comuni del
genere, mescolando paranoia e violenza per restituirci un quadro,
paradossalmente, più vero del reale. Tour de force per l'occhio e la
mente dello spettatore, Goodfellas mette in scena un'abilità
tecnica e un'intelligenza di regia magistrali. Premio per la regia al
Festival di Cannes. |
Titolo originale: Goodfellas Paese: Usa Anno: 1990 Durata: 145' Colore: colore Audio: sonoro Genere: drammatico/gangster Regia: Martin Scorsese Soggetto: Nicholas Pileggi
(romanzo) Sceneggiatura: Nicholas Pileggi,
Martin Scorsese Attori: Robert De Niro: Jimmy Conway Ray Liotta: Henry Hill Joe Pesci: Tommy DeVito Lorraine Bracco: Karen Hill Paul Sorvino: Paul Cicero Frank
Sivero: Frankie Carbone Tony
Darrow: Sonny Bunz Mike
Starr: Frenchy Frank
Vincent: Billy Batts Chuck Low:
Morris "Morrie" Kessler Frank
DiLeo: Tuddy Cicero Gina Mastrogiacomo: Janice Rossi Charles Scorsese: Vinnie Debi Mazar: Sandy Margo Winkler: Belle Kessler Welker White: Lois Byrd Julie Garfield: Mickey Conway Kevin Corrigan: Michael Hill Michael Imperioli: Spider Fotografia: Michael Ballhaus Montaggio: James Y. Kwei, Thelma
Schoonmaker Effetti speciali: Connie Brink Musiche: AA. VV. Scenografia: Kristi Zea
1 Oscar 1991 (su 6 nomination):
"miglior attore non protagonista" (Joe Pesci) Premio speciale per la regia -
Leone d'Argento al Festival di Venezia 1990 |