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Andrea
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TACCUINO
CULTURALE |
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Titolo: Master of Paradise |
Autore: Tony MacAlpine |
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Genere: Hard’n’Heavy |
Anno: 1999 |
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...E chi se lo poteva mai aspettare un MacAlpine
così... Per chi conosceva alcuni album del tipo "Edge of Insanity"
oppure "Freedom to Fly", ne apprezzava sicuramente le doti di
chitarrista... tastierista... pianista... arrangiatore... compositore...
Ascoltando quest'album, oltre che il solito tecnico, supersonico, dirompente
Macalpine, si potrà scoprire di lui una ulteriore ottima dote: quella,
cioè di essere un eccellente cantante...Il nostro Tony ha una voce
molto complessa e tecnica (di sicuro insolita) dai toni abbastanza alti che
ricordano un po' J.Labrie e un po' (addirittura) Sting. L'album, che è prog lo si capisce gia dall'artwork
(complimenti a Dave Stephens) ...surreale come pochi e pure abbastanza (non
totalmente) originale...anche se sembra esserci qualche grossolano errore
nella compilazione della scaletta, infatti qualche brano non corrisponde a quello
che c'è nel disco sia nel tempo di esecuzione...sia (a quanto pare)
nei titoli! L'artista non ci aveva granchè abituato ad un
Progressive Metal stile "forma canzone", tanto da sorprendere, con
questo album,chi lo giudicava ancora come "clone sbagliato di Steve
Vai"...! Il lavoro quindi non manca di elementi di sperimentazione
e di evoluzione e sembrerebbe anche a lungo meditato, per evitare di
disattendere le aspettative di chi fino a quel momento lo aveva apprezzato
per i suoi precedenti lavori: un po di spazio in meno per la solistica e meno fraseggi con le tastiere
per far spazio alle apprezzabili evoluzioni canore. Alcuni stili e tappeti
sono stati molto più accentuati, se non fosse per qualche sbavatura
nel mixaggio da parte del buon Brian Levi (voce troppo effettata, piatti
troppo "piatti", qualche difficoltà a sentire bene la
grancassa), sarebbe veramente un album perfetto...Dovremo quindi
pazientemente munirci di un buon paio di cuffie per apprezzarne tutte le sfumature. In questo full-lenght L'artista carioca-americano (voce,
chitarra, tastiere e piano), si fa validamente accompagnare dall'ecclettico
Larry Dennison (basso), che intendiamoci, non è il Billy Sheehan di
"Edge of Insanity", ma comunque si difende egregiamente...confidando
anche su un'ottima tecnica "Slap"; mentre alla batteria c'è
l'egregio Atma Anur che pur non eccellendo in inventiva e penalizzato dal
mixaggio ha comunque una tecnica impressionante e riesce ad assecondare in
tutto e per tutto il MacAlpine pensiero, cosa decisamente non facile. L'approccio di questi 50 minuti scarsi di musica, deve
essere del tutto verginale: bisogna insomma dimenticarsi di avere ascoltato,
precedentemente, brani di Tony MacAlpine, sia come solista, sia nelle
formazioni delle quali ha fatto parte. Da questo punto di vista (o d'ascolto,
che dir si voglia) si potrà veramente sgranare gli occhi e saltare
sulla poltrona lasciandosi (perchè no?!) andare ad espressioni poco
ortodosse di inaspettata meraviglia! In caso poi, voleste analizzarlo con
spirito retrospettivo ai suoi precedenti album rimarrete comunque soddisfatti
dalla mano, che sembra tutt'altro che fuori allenamento, di questo ottimo
artista che, a mio avviso, resta sempre la più valida tra le
alternative ad altri nomi se non migliori, senz'altro più
sponsorizzati. Ma veniamo al dettaglio. Innanzitutto ascoltando bene i testi delle canzoni viene
qualche dubbio sulla veridicità della scaletta: sembra infatti che la
seconda sia la prima, che la prima sia la terza e così via, ma
comunque diamola per buona (!?!). Una furia dirompente fuoriesce da ogni
frammento dell'ottima "Tears of darkness"... riff rabbiosi e
rampanti, ottimo il groove e la solistica, accompagnati da una linea vocale
tanto profonda quanto mai azzeccata e inaspettata, insomma questa opener
è proprio la buona occasione per far capire all'ascoltatore che
"qui non si scherza"...e per chi non avesse letto che il cantante
era proprio MacAlpine, si sarebbe sicuramente domandato che diavolo ci
facesse Sting in un disco metal (!!!). Senz'altro più da MacAlpine la
seconda traccia che secondo la copertina si chiama "Live to Die"
(ma nel ritornello si sentono chiaramente le parole "tears of
darkness"), tranne che per la voce che resta sempre inconsueta per un
disco metal...ma a mio avviso sempre più azzeccata e piacevole.
"Circus" è una ballad <<sui generis>> con
accelerazioni improvvise da toccata e fuga che impreziosiscono ancora di
più la struttura gia complessa e piena di controtempi dei riff fino a
velocizzarsi inesorabilmente per lasciare spazio al classico duello
<<self-service>> di assoli tra chitarra e tastiera (che alla fine
è sempre lui che si autosfida). Se fino a qui era solo la voce che
ricordava Sting il quarto brano, "Still" (sarà fatto
apposta) sembra proprio scritto per una buona metà dalla popstar
inglese, infatti non poche sonorità ricordano "Ten Summoner's
Tales" (storico album genere Jazz-Rock di Sting). Indescrivibile e
inqualificabile se non col termine <<sconvolgente>> la quinta
track dal titolo "Time": un momento psichedelica, epica un attimo
dopo, rabbiosa subito dopo, poi di nuovo epica, per diventare neoclassica e
infine sfociare nel progressive puro...con solistiche funamboliche e
supersoniche in un tripudio di armonizzazioni. La track che da il nome all'album "Master of
Paradise" è degna di essere definita una delle più belle
canzoni Metal mai scritte e di dare il nome ad un album...immediata,
orecchiabile, rimane impressa...ma nello stesso tempo è di
complicatissima esecuzione nonostante le continue variazioni che i musicisti
apportano alla linea e alle ritmiche...anche se è l'unica track che
conserva lo stesso tempo per tutta la sua lunghezza e questo potrebbe non
piacere tanto agli amanti del prog estremo e a tutti i costi. Solo chitarra (solista) tastiera (accompagnamento) e voce
per la ballad "Immagination" (sempre se è questo il suo
titolo) al settimo posto nella tracklist, sicuramente inaspettata una canzone
del genere da MacAlpine...che ha dimostrato di saper toccare il cuore con una
ballad sicuramente diversa e che non (s)cade mai nel banale e che fa venire
la voglia di ascoltarla una seconda volta, e magari anche una terza prima di
procedere con il prossimo brano. L'ottava traccia "Maker is a King" è un
ottima mid-tempo e Atma Anur tira fuori tutti gli assi che gli erano rimasti
nella manica sfoggiando una originalità spettacolare nel dare groove
al brano; il ritornello è anche molto coinvolgente e rischia di
rimanere in mente e nelle orecchie anche per diverse ore dopo averlo
ascoltato...per non parlare degli assoli, mai così passionali anche se
si poteva spingere un po' di più sull'acceleratore ad un certo punto
diventa prevedibile...ed infatti il brano sfuma proprio qualche secondo dopo. Siamo arrivati pronti e carichi al punto giusto per
ascoltare le ultime due track ed infatti, come dice il proverbio,
<<dulcis in fundo>> sono le due track strumentali e se la track
numero 9 "Final Hour" è un pò strana per un maniaco
degli assoli come MacAlpine (infatti non ce n'è nemmeno uno per
sbaglio), la seconda è un classico per i suoi album: cioè il
solo di pianoforte e questa volta alla track numero 10 Tony in versione
pianista ci regala "Au borde d'une source" del grande
compositore Franz Liszt (1811-1886), eseguita egregiamente. Molti...moltissimi più alti rispetto ai pochi
bassi che insomma, non saremo obbiettivi se non ne andassimo a cercare almeno
qualcuno. Sicuramente il tanto tempo speso da Tony per scrivere i pezzi
è inversamente proporzionale al tempo (forse meglio dire ai minuti)
che preparare il prodotto per il consumatore...a mio avviso
segno di poco rispetto...da ciò ne consegue che sia quasi legittimo da
parte del consumatore di snobbare quest'album...cosa che però io
sconsiglierei di fare...dato che, ascoltati i brani, almeno i musicisti il
loro lavoro lo hanno fatto con professionalità e alla fine è questo
che conta...Un applauso all'eccellente Tony MacAlpine. |
Track list 1. Tears Of Darkness 3:49 2. Live To Die 5:24 3. Circus 6:50 4. Still 4:14 5. Time 5:05 6. Master Of Paradise 6:14 7. Imagination 5:18 8. Make Is King 4:55 9. Final Hour 4:32 10. Au Bord D'une Source |